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La spesa più intelligente del 2026
far rendere tutto ciò che hai già pagato
PERLE
Collaborazione con Maurizio Barone
2/24/20265 min leggere
Se investi in tecnica, gomme, assetto e rally school ma lasci la mente in “default”, stai pagando due volte: una per comprare, una per sprecare.
Secondo Maurizio Barone, se c’è una cosa che queste Olimpiadi hanno reso impossibile ignorare è questa: alla base delle prestazioni eccezionali non c’è solo il talento, non c’è solo l’attrezzatura, non c’è solo la tecnica. C’è una preparazione mentale così solida da rendere ripetibile il gesto giusto anche quando il contesto prova a sabotarti.
E adesso portiamo questa evidenza nel rally.
Perché a fine inverno e inizio stagione io vedo sempre lo stesso copione: Driver (e spesso anche Codriver) in fermento per “mettere insieme” un 2026 che stia in piedi. Budget risicati. Sponsor incerti. Programmi appesi a un “se”. E allora cosa fa il cervello? Cerca sicurezza dove la vede.
E dove la vede, di solito, un rallysta? Nel tangibile:
Corso guida.
Giornata di test.
Assetto.
Gomme.
Un pezzo nuovo.
Una revisione.
Una rally school.
Tutte cose utili di sicuro, Io per primo vengo dalla strada, dai chilometri, dal “fare”.
Ma qui arriva la frase che molti non vogliono sentire (eppure è la più onesta che possiamo dirti):
Se investi solo in ciò che si vede, e non investi nel sistema che ti permette di usare ciò che hai comprato sotto stress… non stai risparmiando. Stai sprecando.
Perché la tecnica “pura” funziona benissimo… fino a quando non arriva il rally vero: grip che cambia, errore, adrenalina, pressione, imprevisto, PS1 fredda, fiducia che oscilla, mente che si sporca. In quel momento non vince chi “sa fare”. Vince chi riesce a farlo di nuovo, uguale, quando conta.
E questa è la definizione di ROI nel rally: non quanto sei bravo quando tutto fila. Ma quanto sei replicabile quando il rally ti toglie certezze. Se c’è una cosa che Maurizio Barone ci insegna e che ha imparato sul campo è questa: l’hardware conta, ma il software decide.
Puoi comprare l’auto migliore del mondo, ma se il software è in crash quando apri il gas, l’auto non ti salva. Ti tradisce.
Nel rally il “software” sei tu.
Ed è qui che Rally Visual Mind, il metodo di studio mentale del rally, entra come moltiplicatore: non sostituisce niente di ciò che stai già pagando. Lo rende utilizzabile.
Senza RVM, spesso, stai pagando “per avere” (tecnica, mezzo, gomme) ma non stai pagando “per usare” (lucidità, ripetibilità, reset).
Quindi oggi, Maurizio ci da un assaggio di quali sono le tre leve principali che trasformano un investimento tangibile in prestazione reale:
VISUALIZZAZIONE (Volante + note)
ANCORAGGIO (recupero immediato di attenzione, concentrazione, flow)
MAPPE MENTALI (segmentazione della Prova Speciale in settori studiabili e visualizzabili)
Non sono concetti da salotto. Sono strumenti da prova speciale.
1) VISUALIZZAZIONE: il “passaggio extra” che molti non fanno mai
Qui serve una pulizia mentale totale: la visualizzazione non è “immaginare positivo”. Quella è una preghiera ! La visualizzazione vera è simulazione interna. È allenamento senza chilometri.
Negli ultimi anni la ricerca su motor imagery / mental practice ha confermato qualcosa di molto concreto: l’immaginazione motoria coinvolge reti neurali in parte sovrapposte all’esecuzione reale e, per questo, può supportare apprendimento e miglioramento della performance. Non è identica al 100%, ma è abbastanza simile da creare adattamenti utili.
Tradotto per il rally: quando visualizzi bene, il cervello non “riposa”. Lavora. E soprattutto: prepara risposte.
Ed è qui che RVM alza l’asticella rispetto al “visualizzare e basta”, perché un Driver, da solo, spesso visualizza in modo confuso: filmati lunghi, emozioni, poca struttura, poca precisione, poca ripetibilità.
RVM invece sfrutta un incastro che, per un rallysta, è devastante per efficacia:
Volante + note.
Perché il volante mette dentro il corpo, le note mettono dentro il tempo.
Quando tu ripeti una Prova Speciale con volante e note (o audio), stai creando una simulazione interna che al cervello “suona” come reale: ritmo, anticipi, punti chiave, sequenze, cambi, reset dopo micro-errori. Non è magia. È training.
Questa pratica, fatta con criterio, è come “aggiungere passaggi” senza violare nessuna regola, perché tu non stai aggiungendo chilometri sulla strada: stai aggiungendo ripetizioni nel tuo sistema nervoso.
E ora fai un ragionamento da budget, non da filosofia: un passaggio reale costa tempo, benzina, gomme, rischio, soldi; una ripetizione mentale fatta bene costa quasi zero, e ti restituisce controllo.
La domanda quindi non è “funziona?” la domanda è: quanto ti costa NON farlo, se tu stai già pagando tutto il resto?
2) ANCORAGGIO: la competenza che ti evita di “aspettare la seconda e la terza prova” per essere pronto
Questa scena la conosco a memoria:
PS1: sei rigido. Non sei “dentro”. Ti manca anticipo.
PS2: inizi a svegliarti.
PS3: finalmente ci sei.
E tu magari pensi: “È normale, mi scaldo”, ma in gare dove i kilometri sono sempre meno no, non è normale! È costoso e soprattutto è evitabile!
Perché PS1 non è un warm-up. È un punto di rottura: o entri in stato, o ti porti dietro il rumore. Attenzione, concentrazione e flow non sono “umore”. Sono stati. E se tu non hai un modo per richiamarli, dipendi dal caso.
L’ancoraggio in RVM serve a una cosa: costruire un comando rapido per entrare e rientrare nello stato giusto quando serve, non quando “capita”.
Non spieghiamo qui il procedimento tecnico (perché è il cuore del lavoro personalizzato di Maurizio Barone), ma vogliamo farti capire l’idea con precisione:
un trigger (semplice, ripetibile)
associato a uno stato (attenzione pulita, calma tecnica, aggressività controllata)
che tu richiami in pochi secondi prima della partenza e dopo un imprevisto
Perché nel rally l’errore non è solo “andare larghi”, l’errore vero, quello che ti costa tempo e fiducia, è restare fuori stato per 20 secondi dopo un inciampo.
Il Driver che non ha ancoraggi, spesso, vive così:
un evento lo colpisce → la mente si attacca → la guida si sporca → la prova diventa inseguimento.
Il Driver che ha ancoraggi vive così:
evento → attivazione → reset → ritorno al compito.
E qui succede la cosa più importante: rendi replicabile la tecnica che hai pagato! Perché senza stato, anche la miglior tecnica del mondo resta chiusa nel garage.
3) MAPPE MENTALI: la struttura che trasforma la memoria in guida
Terza leva: Mappe Mentali.
Qui il punto è brutale: una Prova Speciale non si ricorda come un film intero. Si ricorda a blocchi. Se non segmenti, la memoria mastica… e sputa quando serve.
La mappa mentale serve a una cosa precisa: trasformare una PS da “lunghezza ingestibile” a settori guidabili. Un settore guidabile è un pezzo con personalità: ritmo, carattere, punti chiave.
Quando la PS ha settori, la memoria ha appigli. Quando la memoria ha appigli, la guida ha anticipo.
E adesso guarda la differenza pratica in gara:
Senza mappa: tra una PS e l’altra provi a “ricordare tutto” → sovraccarico → confusione → parti con rumore.
Con mappa: tra una PS e l’altra fai un ripasso chirurgico → riattivi i trigger → parti con struttura.
La mappa mentale diventa la tua “console” di ripasso: non ti fa studiare, ti fa riaccendere.
E la cosa intelligente (da fare già da casa) è preparare la struttura, perché quando arrivi alle ricognizioni il cervello sa già dove mettere ciò che vede. Poi, dopo le ricognizioni, quella struttura si riempie e si consolida.
Qui la mappa non è estetica. È economia mentale. Perché il rally non è un esame. È un’esecuzione sotto pressione e sotto pressione, non vinci con più informazioni: vinci con più organizzazione.
Ed è qui che il budget “si brucia” davvero: non nel costo della giornata di test, ma nel costo delle conseguenze del rumore mentale.
Una precisazione importante (perché bisogna sottolineare il rispetto dei ruoli)
Non si parla da “psicologo” né ci interessa entrare in quel campo.
Maurizio Barone ci parla da Codriver professionista che ha sperimentato queste tecniche su di sé, gara dopo gara, per renderle operative nel rally.
Rally Visual Mind è un metodo applicato: nasce in auto, sulle prove, sotto pressione.
È costruito per Driver e Codriver che vogliono strumenti utilizzabili, non etichette.
E quando inizi a ragionare così, succede una cosa curiosa: smetti di chiederti “se” la mente conta… e inizi a chiederti quanto rendimento stai lasciando sul tavolo ogni volta che non la alleni.
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